Alcune considerazioni sulla scrittura e i waffles (senza ricetta)

Old Manual Typewriter

Mi piace sempre imparare nuovi termini di slang inglese o americano.

Avete presente quei pancakes soffici chiamati waffles? Negli ultimi due giorni mi sono imbattuta due volte in questo termine, ma in riferimento al linguaggio. Questa la definizione del Cambridge Dictionary:

WAFFLE: talk or writing that uses a lot of words but does not give any useful information.”

Ho appena letto un articolo del Guardian che parla del linguaggio pretenzioso – o waffle talk –spesso usato dalle gallerie d’arte per descrivere le proprie mostre. Alcuni studiosi hanno coniato un acronimo, secondo me geniale, per descrivere il fenomeno: IAE, ovvero International Art English. Le sue caratteristiche sono frasi lunghissime e contorte, l’uso di paradossi pomposi, la profusione di avverbi e l’abuso costante delle stesse parole chiave (“the real”, “articulation”…).  Neanche a farlo apposta, Andreas mi ha appena detto ridendo di aver letto, sul sito di una rivista di arte contemporanea, precise istruzioni  su come NON descrivere le proprie opere d’arte quando si inviano per la selezione: “pretentious waffle will be rejected”.

Diciamo che sono per natura allergica alla sintassi labirintica. Quando studiavo antropologia volevo morire ogni volta che dovevo affrontare la scrittura di Bourdieu. Le sue frasi lunghe 20 righe con mille incisi mi facevano sempre venire voglia di bruciare il libro. Fortunatamente era della biblioteca universitaria ed è stato graziato. Ovviamente quando si parla di scrittura accademica sono disposta a chiudere un occhio. Per i flyer delle gallerie un po’ meno, ma mi faccio due risate.

SomersetMaugham
Questa riflessione sulla “waffle talk” mi ha fatto venire in mente un grande sostenitore dell’esatto opposto: lo scrittore inglese William Somerset Maugham (qui sopra). Nel suo libro The Summing Up, Maugham ci ha lasciato alcune preziose riflessioni sulla scrittura. Il suo stile semplice e diretto è, per sua stessa ammissione, il risultato di un’ innata difficoltà ad usare figure retoriche complesse e vocaboli ricercati. Anche io ho lo stesso problema del signor Maugham.

Le sue considerazioni sulla scrittura sono una grande ispirazione – riporto qui un paio di stralci (in inglese). Il grassetto l’ho aggiunto io.

“I put aside all thought of fine writing. I wanted to write without any frills of language, in as bare and unaffected a manner as I could…I had an acute power of observation and it seemed to me that I could see a great many things that other people missed. I could put down in clear terms what I saw. I had a logical sense, and if no great feeling for the richness and strangeness of words, at all events a lively appreciation of their sounds.

I knew that I should never write as well as I could wish, but I thought with pains I could arrive at writing as well as my natural defects allowed. On taking thought it seemed to me that I must aim at lucidity, simplicity and euphony. I have put these three qualities in the order of the importance I assigned to them.”

Links:

L’articolo del Guardian sull’International Art English: A user’s guide to art-speak.

The Summing Up di W.S. Maugham

La foto di Maugham viene da blog A Bloomsbury Life

2 thoughts on “Alcune considerazioni sulla scrittura e i waffles (senza ricetta)

  1. Che ridere l’idea di bruciare i libri di Bourdieu. Anche io credo che alcuni filosofi abbiano fatto un uso “colpevole” del linguaggio, rendendo la filosofia qualcosa di estremamente elitario. Se può essere vero che per alcuni concetti complessi è necessario l’utilizzo di molte parole, credo anche che sia vero che certi concetti (una gran parte) possano essere espressi in modo più diretto (non dico semplice). Credo che sia una questione di “livelli” di conoscenza. L’argomento è complesso e non si può esaurire nel commento di un blog. Però credo che vada la pena continuare a pensarci.

    1. Grazie del commento Olga – hai ragione, l’argomento è complesso e mi affascina da parecchio tempo. Sicuramente lo riprenderò in altri post nel corso dell’anno…diciamo che questo blog seguirà un filone “minimalista”, dal guardaroba al vocabolario :)

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