Diario danese: Giugno/Luglio 2015

Il diario fotografico ritorna dopo alcuni mesi.

E la bella notizia è che ho appena concluso un diario editoriale che dovrebbe garantire al blog un ritmo più costante e una strategia di creazione dei contenuti più semplice da mantenere per me e più interessante per i lettori. Condividerò i dettagli settimana prossima.

Ed ecco un diario fotografico (minimo) della nostra estate danese, passata tra Copenaghen, Hundested (sulla costa nord dello Sjælland) e Læsø, un’isola all’estremo nord della Danimarca. Il sole si è fatto vedere poco negli ultimi due mesi…

DIY: Moleskine rivestito di stoffa

Questo è un craft semplicissimo. Se avete sottomano della stoffa di medio spessore, un quaderno tipo moleskine, della colla vinilica e un paio di forbici avete tutto ciò che occorre. E avrete confezionato un quaderno unico…soprattutto se la stoffa che usate ha valore sentimentale o appartiene alla vostra famiglia (vecchie lenzuola della nonna?). In questo caso ho usato una stoffa africana comprata da un parrucchiere afro di Bergamo – 25 euro per 6 metri!

Difficoltà = principianti

Costo = minimo (specie se usate un quaderno non di marca)

Tutorial = ne avevo pubblicato uno tempo fa, eccolo qui. Risale alla preistoria di questo blog quando scrivevo in inglese.

EXPO 2015: padiglioni & istruzioni (per sopravvivere)

expo-istruz

Avete comprato il vostro biglietto per l’EXPO 2015 e siete pronti per avventurarvi tra chilometri di padiglioni e promozioni? Di seguito alcune istruzioni per l’uso, maturate dopo la mia visita di sabato. Punto numero uno: non andateci di sabato (o di domenica)! Se lo fate, aspettatevi le stesse code di Gardaland a Ferragosto. Alcuni previdenti si sono portati un ombrellino per ripararsi, altri trasformavano le mappe EXPO in cappellini di carta.

Punto numero due: portatevi bottigliette d’acqua che potete riempire alle numerose fontanelle, e scarpe comode. Ne avrete bisogno. E una borsa di stoffa se pensate di fare acquisti. Il cibo non costa pochissimo ma potete trovarne una selezione mondiale (di qualità variabile).

L’EXPO 2015 ha come tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, e certamente questi temi sono trattati nella maggior parte dei padiglioni e cluster, anche se con esiti tra l’inquietante e il fantascientifico. Alcuni stati inneggiano agli OGM e alla produzione alimentare industriale, alcune corporation – come McDonald e Coca Cola – ci ricordano quanto siamo disconnessi da un concetto di cibo che sia davvero nutriente. In molti padiglioni e cluster l’obiettivo sembra più che altro la promozione turistica e la vendita di souvenir, per lo più non legati al cibo.

Dal sito dell’EXPO 2015:

Per sei mesi Milano diventerà una vetrina mondiale in cui i Paesi mostreranno il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri.

Dove iniziare? Eccovi una scelta dei padiglioni che mi sono piaciuti di più – anche se ammetto che a causa delle lunghissime code ne ho visti meno della metà, perdendomi Eataly e il padiglione dell’Italia. Per metà giornata inoltre l’altra metà dell’Expo ci è stata inaccessibile perchè separata dal muro di pizza…ossia il tentativo ufficiale di pizza più lunga del mondo che ha tagliato a metà l’EXPO con esiti logistici terribili.

Cosa ci è piaciuto:

– Il succo fresco di baobab e gli snack locali al padiglione (cluster) del Gambia

– I food truck, la ruota panoramica (che rappresenta l’economia circolare), le installazioni e la mostra sull’agricoltura tecnologica nel padiglione dell’Olanda. E la loro musica a tutto volume!

– Il padiglione del Montenegro per l’installazione di fili di lana sul soffitto e l’enorme specchio sul pavimento, e quello della Slovenia per l’architettura, il display interessante e multisensoriale.

– Il padiglione di Slow Food per essere l’unico esclusivamente dedicato al tema della sostenibilità economica, sociale e ambientale della produzione alimentare. La degustazione di vini e formaggi che si può comprare è ottima! Il padiglione, interamente in legno e disegnato da Herzog e de Meuron, è circondato da orti in cui potete rilassarvi prima di riprendere la vostra camminata sotto il sole.

– Il padiglione della Polonia per il bellissimo giardino sul tetto, il video di animazione che ripercorre le vicende della storia polacca, il supermercato di cibi polacchi e l’intrattenimento per bambini al piano terra.

– L’Austria e la sua foresta rinfrescante. Anche il cibo sembrava buono.

– Il padiglione dell’Estonia (vedi la prima foto sopra e qui sotto) per architettura, concetto e display. E per le loro altalene di legno e installazioni che incoraggiano l’intervento del pubblico.

– Il cluster Frutta e Legumi per la mostra/orto all’aperto.

– Il padiglione Irlanda ha concerti di musica all’aperto.

Se siete andati fatemi sapere quali sono state le vostre impressioni.

Io sono tornata a casa con:

– Un santino magnetico del papa “Non di solo pane” (regalo del padiglione della Santa Sede).

– Un libro su Milano (acquistato nel supermercato Coop del futuro)

– Due calici da vino Bormioli donati da Slow Food (erano parte del menu degustazione)

– Un mare di volantini di stati che vogliamo visitare, quali l’Uzbekistan, il Montenegro, il Kyrgyzstan e tutte le isole del mondo. Inclusa la Nord Corea, che era nel cluster delle isole (??)….

– Una cartolina nord-coreana con relativa busta con gattini e cagnolini ad acquerello.

– Un gran mal di piedi.

P.S. Non escludo che possa esserci un post Expo parte 2 se ritorno per rivedere ciò che mi manca, la prossima volta con le scarpe-pattino e un ombrellone per il sole.

Acqua di rose fatta in casa

In questi giorni le rose nel nostro quartiere stanno iniziando a sfiorire. Quasi ogni condominio ha rose rampicanti che crescono sulle facciate – in seguito ad un’iniziativa comunale di qualche anno fa. Con una manciata di petali di rosa bianca, di cui ignoro nome e varietà, ho preparato un barattolino di acqua di rose da usare some tonico. E’ la ricetta più semplice del mondo.

1) Procuratevi una manciata di petali di rosa (o di più, a seconda delle vostre preferenze). 2) Risciacquate tenendo i petali in ammollo in acqua distillata per qualche minuto. 3) Trasferite i petali in un barattolo di vetro. 4) Coprite con acqua bollente (se preferite potete bollire acqua distillata). 5) Lasciare in infusione per due giorni – così dice il mio libro. 6) Filtrate con una garza e mettete in un barattolo di vetro.

La prossima volta credo che modificherò il procedimento seguendo le istruzioni per fare un distillato, in modo da mantenere il profumo delle rose in modo più marcato. Oppure proverò queste due ricette che hanno un tempo di infusione molto minore.

In settimana preparerò anche un distillato ai fiori di lillà seguendo le istruzioni di questo video.

Un weekend alternativo & low-cost a Copenhagen

Molti credono che Copenhagen sia una città molto costosa da visitare. Non lo nego, la capitale della Danimarca non è un posto economico – però il modo di passare un weekend low-cost si può trovare abbastanza facilmente, almeno seguendo alcune dritte! Di seguito alcuni suggerimenti che spero possano essere utili agli amanti dei paesi nordici.

1. IL VOLO: Copenhagen è collegata da alcune compagnie low-cost come Ryanair e Easyjet. Alcune volte anche la SAS ha tariffe che non sono male, specialmente in bassa stagione.

2. HOTEL. O meglio ostello funky. Quello che vedete nelle foto è il WOODAH Yoga Hostel, aperto da giovani globetrotters amanti dello yoga e dei cibi biologici. A partire da 28 euro avete pernottamento e colazione (lenzuola incluse). Altrimenti ci sono altri ostelli dallo stile più ‘corporate’ che potete trovare facilmente su Booking. Se volete provare gli AirBnB sappiate che ci sono anche houseboat da affittare!  Non costan poco ma più o meno come un hotel.

3. BICI. A Copenhaghen ci si muove in bici! Non siate pigri. Ci sono le city-bike come in ogni altra grande città d’Europa (chiedete al vostro hotel, ostello, host AirBnB dove trovarle) oppure andate da Baisikeli a Vesterbro e affittatele. Baisikeli vuol dire bici in swahili, e in questo negozio potete anche trovare una selezione di Christiania bike (le bici cargo).

4. CIBO. Dopo che avete affittato la bici (magari cargo) precipitatevi al nuovo capannone dei food trucks a Papir Øen (l’isola della carta) al Copenhagen Street Food. Qui potete trovare moltitudini di giovani hipster che si gustano il meglio della cucina internazionale per una decina di euro in tutto. Direttamente sul canale, vista mozzafiato. Altrimenti Kebabistan a Vesterbro per una selezione di fast food turco molto vasta (e molto buono). Se è giovedì sera e non vi sentite a disagio nei centri sociali andata alla folkekøkken vegana (la mensa solidale vegana) allo squat Ungomshuset a NordVest e con 20 corone mangiate bene e siete circondati da teenager arrabbiati vestiti di nero.

5. BAR. Bere costa, ma ci sono posti dove costa di meno. Ci sono anche posti dove costa di meno e non siete necessariamente pressati tra un mare di energumeni sudati e urlanti (come spesso è il caso dei bar con gli shot a metà prezzo). Questi posti più civilizzati si trovano generalmente a Vesterbro e Nørrebro. Ad esempio Props e Harboe, nella stessa via. Nel primo sappiate che tutto quello che vedete è in vendita, incluso sedie e soprammobili. Nel secondo c’è una giovane folla radical chic e spesso reading ed eventi. Ci sono anche molti vecchi tipici bar danesi chiamati Bodega – chiedete in giro qual’è il più vicino a voi e preparatevi a una serata a giocare a biliardo tra vecchi fumanti. Ricordatevi di ordinare uno shot di Fisk (liquore a base di Fisherman) con la vostra pilsner.

Buon divertimento e buon weekend! Se avete altre dritte scrivetele nei commenti please.

Formaggio caprino fatto in casa

Il formaggio di capra è uno dei più costosi da acquistare in  Danimarca. Sarà perchè non è mai stato una specialità locale? Al supermercato si trovano soltanto orrendi caprini industriali importati dalla Francia o costosissimi formaggi organici danesi (10 euro per un mini caprino? No grazie!).

Dopo avere dato un’occhiata alla ricetta del caprino sul libro Fatto in Casa (Guido Tommasi Editore) mi sono resa conto che produrlo in proprio è molto semplice, e occorrono solo 3 ingredienti: 1/2 litro di latte di capra, 1/2 litro di latticello di capra (o vacca) e un pizzico di sale. Il risultato è in teoria un formaggio semiduro – in realtà a me è venuto un caprino spalmabile. Va mangiato in giornata, o comunque il giorno dopo se lo fate di sera. Se usate il latticello di vacca, come ho fatto io, il sapore della capra viene smorzato parecchio!

Gli utensili necessari sono una fiscella (volendo si può farne a meno), un colino e un telo di etamine.

Procedimento:

1) Scaldate insieme il latte e il latticello: portate a ebollizione su fuoco dolce e lasciate bollire per alcuni minuti (istruzioni molto vaghe, lo so! Così son riportate sul libro, io ho fatto una decina di minuti). Aggiungere sale. Lasciate raffreddare.

2) Versate la cagliata ottenuta su un colino ricoperto dal telo di etamine. Premete per fare uscire il latticello. Poi trasferite il formaggio in una fiscella (gli dà la forma) e premete ancora un po’. Lasciate sgocciolare fino a quando lo servite.

P.S. Se non sapete che farvene del 1/2 litro di latticello che vi avanza…fate uno smoothie o un frullato con fragole o frutti di bosco e miele, è ottimo.

————-

I recently made my own goat cheese. In Denmark this type of cheese tends to be very expensive, and frankly not too good. I followed the recipe from the book Fatto in Casa (Guido Tommasi Editore) and I obtained a nice soft cheese!

Ingredients: 1/2 liter of goat milk, 1/2 liter of buttermilk (goat or cow, according to how strong of a goat flavor you want to achieve), a pinch of salt (more or less depends on how salty you want the final result to be).

1) Boil the milk & buttermilk on medium-low. Let it boil for a few minutes (the book is very unspecific, I did 10 mins). Add salt. Let it cool down completely.

2) When the curd has cooled, move it on a colander covered with cheese cloth. Press it gently to squeeze the buttermilk out. Move into a cheese form (? not sure it is the right translation – I actually just left it in the cheese cloth on the colander). Let it drip until it is time to serve, a couple of hours. Note that this cheese has to be eaten the same day (or the day after if you make it at night). Enjoy!

Tutorial: trofeo con la stampante laser

IMG_4499Scroll down for the English version.

Ho creato questo trofeo testa di cervo grazie alla tecnica dell’incisione e taglio laser, utilizzando una stampante laser che abbiamo in ufficio…e che è disponibile in molti FabLab, ovvero i laboratori di fabbricazione digitale. Se non siete mai entrati in un FabLab è ora di rimediare! Eccovi qui una mappa/elenco.

Ma torniamo alla macchina per taglio e incisione laser. Una volta che ne avete trovata una potrete realizzare una quantità incredibile di lavori.

Per prima cosa dovete però preparare un file da stampare: 1) Usando un programma di grafica vettoriale come Adobe Illustrator o Inkscape crea la tua illustrazione (alcune utili istruzioni le trovate qui). Ricorda che TUTTE le parti vettoriali della tua grafica saranno tagliate, quelle rasterizzate vengono solamente incise. Lo spessore delle linee vettoriali e’ molto importante, leggi bene le istruzioni nel link in parentesi qui sopra e le impostazioni della macchina laser.

2) Esporta il tuo file in un PDF. Clicca stampa (assicurati di essere connesso alla stampante laser, che questa sia accesa, e che il sistema di ventilazione sia acceso – ma a questo in genere ci pensano gli assistenti del FabLab). Qui ho trovato un file per realizzare un trofeo simile.

3) Regola le impostazioni di stampa in base al materiale che usi e al suo spessore – le stampanti sono fornite di un manuale da cui potete ricavare tutti questi dati e inserirli in fase di stampa.

4) L’incisione impiega molto più tempo del taglio…sappiatelo in caso abbiate arricchito i vostri design con dei pattern complessi o delle textures fotografiche. 5) Una volta che il prodotto e’ finito pulitelo con un panno appena inumidito, il laser brucia materiale e lascia residui (scuri in caso di cartone e legno ad esempio). Ora che avete realizzato la vostra prima stampa con questa macchina sono sicura che volete correre a farne subito un’altra!

——————————————————-

This week I finally learned how to print with a laser cutter, it is very easy and fun. This is a brief step-by-step explanation with some useful links. You can find laser cutters at your local FabLab :) I hope this tutorial will inspire you to give it a try!

1) Prepare your design with a vectorial graphic software like Adobe Illustrator or Inkscape. Remember: each vector line will be cut by the machine, and all that is rasterized will be engraved. Here you can find very good instructions on how to prepare your design for the laser cutter. Another thing to remember is that the stroke thickness should be normally under 0,001 p – but check your machine manual for more details. If you want to make a deer like mine, this is a similar pattern you could use!

2) Export your file in a PDF and press PRINT (be sure to be connected to the machine, turn it on and turn on the ventilation system). Now you have to adjust the settings for printing – use the laser cutter manual for it. You will see a list of material and thickness, just copy the right parameters for speed and power according to your material and you are good to go.

3) Wait. Just so you know it takes longer to engrave than to cut. If cutting a small square takes about 3 seconds, the same pattern engraved will take 1 minute 26 seconds approx. While engraving, the laser moves from left to right across the whole area and then moves down. While vector cutting, the machine just traces the lines of the cut. 

4) When you are done, carefully remove your design and clean it with a slightly wet cloth. Enjoy.

DIY cucito: Pupazzetto per bimbi

Tutti i bimbi piccoli hanno bisogno di un pupazzetto senza braccia – così rapido da realizzare! :-) Per questo pupazzino ho utilizzato alcuni pezzi di feltro (per il muso), un po’ di ricamo con filo nero per gli occhi e la bocca, e una stoffa Ikea piuttosto spessa. E naturalmente poliestere per riempirlo. La prossima volta aggiungerò le braccia, possibilmente in feltro nero.

All kids need an armless stuffed animal like this one. So fast to make, but perhaps next time I will add some black felt arms as well. It looks a bit creepy like this (which I like). I used Ikea fabric, felt and stuffing and it was a very fast project. I hope little Norah will enjoy it :)

P.S. The f-word poster in the background comes from Good Fucking Design Advice

Surrur: Make your Own Marimekko

Marimekko è una delle mie case di moda e di tessuti per la casa preferite. Amo i colori forti e le fantasie pazze che contraddistinguono il marchio finlandese. Dunque non potevo non comprare la mia copia di SURRUR: Make your Own Marimekko, un libro di progetti fai da te (per lo più di cucito) proposti dai designers di Marimekko.

I progetti sono presentati in un collage ben riuscito di consigli, fotografie e frammenti di interviste sul processo creativo dei designer che hanno ideato le coloratissime creazioni: Maija Louekari, Erja Hirvi, Sami Ruotsalainen, Mika Piirainen, Pia Holm, Tuula Poyhonen e Aino-Maija Metsola. Il libro include i cartamodelli! I progetti includono totem a civetta per spaventare i conigli, copri-auto, giacca a vento per isolarsi dal mondo, il vestito da 1 minuto, moltissimi pupazzi per bambini, gioielli di stoffa, sciarpe e molto altro.

Se siete fan di Marimekko ve lo consiglio assolutamente. In caso ve lo chiediate, SURRUR è il rumore della macchina da cucire.

SURRUR – Make your Own Marimekko is a project book by Mari Savio and Kati Rapia, and features craft ideas, sewing patterns, gorgeous illustrations and interviews with Marimekko designers. I bought it at the Marimekko concept store. If you are a fan of the Finnish brand or simply of bold colors and crazy craft ideas this book is for you! (SURRUR is the noise made by the sewing machine)