A Copenaghen quando piove

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Siete a Copenaghen in vacanza e piove. Questo scenario è molto più comune di quanto crediate: la pioggia in Danimarca ci accompagna di frequente in ogni stagione, di solito in forma di ‘showers’, o precipitazioni brevi e non troppo violente.

In caso di pioggia le due opzioni preferite in vacanza sono shopping o musei. Stare a dormire sotto il piumone è un’altra cosa che raccomando, ma non richiede istruzioni particolari. Quindi iniziamo da alcuni posti e attività che consiglio per gli amanti dello…

SHOPPING

Illum Bolighus, la mecca danese del design, è un grande magazzino specializzato in complementi d’arredo e mobili. Per tutti gli amanti del design Scandinavo, e per coloro che vogliono portare a casa un souvenir di classe. Trovate la location nella Google Map alla fine del post.

Illum Bolighus si trova strategicamente a fianco di un posto molto amato dai giapponesi (e non solo), il Royal Smushi Cafe. Ci sono stata per la prima volta ieri pomeriggio, e mentre bevevo il mio the verde alla fragola e rabarbaro (ottimo), servito in una tazza Royal Copenhagen, ho passato un quarto d’ora a fissare – e invidiare – una coppia di giovani giapponesi divorare un tagliere esteticamente perfetto di smushi (smørrebrød+sushi, ovvero gli ingredienti del tradizionale panino aperto danese presentati in forma di sushi). I prezzi non sono proprio economici, ma siete in un concept cafe raccomandato dalla guida Michelin, e con un decor ispirato ad Alice in Wonderland.

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Il Royal Smushi abbraccia il mimimalismo solo nella presentazione dei piatti….per il resto siete in un posto tra il magico e il kitsh, come spiegano i proprietari:

Welcome to our universe of fairytale, characterized by elements of funky baroque – a happy confusion of design, a sense of humor and trend. This is combined with aesthetic, authentic and traditional food in a new way.

Copenaghen non è, fortunatamente, solo minimalismo alla Kinfolk (rivista che potete comunque trovare al Royal Smushi). Per gli amanti del fashion design danese sperimentale e colorato ecco un altro indirizzo a pochi passi a piedi:

Mads Nørgaard  ha una selezione di brand danesi per uomo e donna. Sono generalmente fatti in Europa, la qualita’ è buona e il loro pezzo forte sono le maglie a righe, in ogni possibile declinazione (manica corta, lunga, crop top etc), e i maglioni con la cerniera fluorescente.

Altri negozi carini in centro si possono trovare lungo Kompagniestræde (vedi mappa sotto), soprattutto per gli amanti di ceramica e complementi d’arredo. E gli amanti del the possono trovare un matcha latte e dolci giapponesi da Sing Thehus.

Per gli aficionados di musei e cultura, una spedizione al Lousiana Museum è un ottimo modo di passare la maggior parte della giornata, ma portatevi un ombrello perchè dalla fermata del treno al museo si cammina per circa 15 minuti! Il Lousiana ha un’ottimo ristorante, ma sappiate che se andate nel weekend (soprattutto se piove) sia museo che ristorante si trasformano in un inferno di turisti disperati.

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Se invece che avventurarvi a nord al Lousiana volete rimanere a Copenaghen, andate a vedere il museo dei lavoratori, (foto sopra, source Kphmuseer.dk) situato vicino alla metro di Nørreport. Uno dei nostri preferiti perche’ ricrea gli spazi abitativi danesi attraverso le epoche, in un vecchio condominio del centro. Camminando tra le stanze ripercorrerete elementi e momenti chiave della cultura danese moderna. Il negozio ha souvenir molto originali, e il ristorante vi permette di viaggiare nel tempo: potete ordinare cibo e birra tradizionale in un autentico pub danese del 1800. Ottimo.

Altro consiglio per un museo diverso dal solito: The David Collection, specializzato in raffinate mostre di arte islamica.

In questa mappa interattiva trovate i riferimenti per tutti i posti menzionati, buon divertimento. Come amano dire i danesi…non esiste il brutto tempo, ma solo i vestiti sbagliati.

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Letture autobiografiche per l’estate: Caitlin Moran e Maya Angelou

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L’estate si avvicina e ho appena letto due libri che consiglio di portare sotto l’ombrellone. O in montagna, o in campagna, o ovunque finiate per passare le vacanze. Il primo e’ How to Be a Woman, scritto dalla giornalista inglese Caitlin Moran (sopra), e tradotto in modo assurdo e surreale in italiano (‘Ci vogliono le palle per essere una donna’, forse non proprio il titolo ideale per un libro femminista!). Vi consiglio pertanto l’edizione in inglese. “Come essere una donna” non andava bene, Sperling?

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E’ un libro leggero ma che fa riflettere. L’autrice riprende la famosa frase di Simone de Beauvoir, “One is not born, but rather becomes, a woman” – donna non si nasce, ma si diventa – e passa in rassegna i condizionamenti sociali e le aspettative incontrati da ogni donna….nel divenire donna. Depilazione, creme di bellezza, guardaroba caspula che devono riflettere lo stile giusto, borse con prezzi esorbitanti, commenti sessisti da parte di uomini e donne: Moran si sofferma in ogni capitolo su un tema specifico, ricordandoci che il femminismo non ha ancora raggiunto i suoi obiettivi, e molte donne sembrano non farci caso. Questa citazione riassume abbastanza bene lo spirito del libro:

“What is feminism? Simply the belief that women should be as free as men, however nuts, dim, deluded, badly dressed, fat, receding, lazy and smug they might be. Are you a feminist? Hahaha. Of course you are.”

Prendendo spunto con ironia dalle proprie esperienze personali l’autrice rielabora e rivede vecchie teorie femministe in chiave contemporanea e dimostra che di strada da fare ne abbiamo ancora tanta.

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Il secondo libro che consiglio e’ il primo volume dell’autobiografia di Maya Angelou, la poetessa e scrittrice afro-americana scomparsa di recente. Il volume si intitola I know Why the Caged Bird Sing (1969). Purtroppo non sono riuscita a trovare la traduzione in italiano, ho letto l’originale in inglese.

Angelou e’ una scrittrice straordinaria, un’attenta osservatrice della societa’ americana conservatrice e intollerante della sua infanzia e giovinezza. I temi trattati sono forti – abusi sessuali subiti in tenera eta’, razzismo – ma si alternano a pagine di pura commedia. Il volume si conclude con il suo trasloco a San Francisco all’eta’ di 17 anni…e lascia il lettore con una voglia irresistibile di leggere il seguito.

Entrambi i libri sono ritratti di donne – il primo ha un taglio saggistico ed e’ scritto da una giornalista e comica inglese senza filtri, il secondo e’ un’opera letteraria scritta da una poetessa americana. Cio’ che li accomuna e’ la lucidita’ con cui riflettono sulle proprie esperienze personali rendendole universali.

Calendari e weekly planner da stampare (gratis): una selezione

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Photo: A piece of rainbow

Nonostante siamo quasi a fine mese non ho ancora acquistato nè il calendario nè l’agenda del 2016 – ma dopo una rapida ricerca su Pinterest ho trovato tantissime opzioni da stampare gratis. Da quelle in 3D, come questa di A piece of rainbow che vedete sopra, a molti altri più classici calendari da scrivania e da muro. Ecco i miei preferiti.

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Photo: Small Paper Things

Questo è il weekly planner in bianco e nero di Small Paper Things che potete scaricare qui. Lo trovo molto comodo perchè prevede anche una parte dedicata alle note: Goals, Follow Up On, Don’t Forget.

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Photo: This little street

Moltissimi dei calendari che ho trovato sono a tema floreale, e questi sono i miei preferiti! Quello di This little street, sopra, lo trovate sulle pagine del blog di Audrey Smit.

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Photo: My fabuless life

Jenn di My Fabuless Life ha creato un calendario desktop ad acquerello che scaricate gratuitamente dal suo blog (peraltro fantastico!).

Mi piace molto anche lo stile di questo calendario francese di Clrinette.

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Photo: Clrinette

E sempre in francese il calendario ‘millefoglie’ di Sanglota, trovate il PDF sul loro sito.

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Photo: Sanglota

Infine per i maniaci della produttività e dell’ordine abbiamo la Lista di Cose da Fare stampabile creata da Rebecca di Simple as that.

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Il post di Rebecca elenca anche una lista di consigli e strategie per essere più produttivi nel nuovo anno…chi non ne ha bisogno? Buona lettura!

P.S. Questo post e’ stato pianificato grazie ad un adorabile weekly planner stampato gratuitamente. Funziona! Stampare e siate produttivi ^_^

Il Giappone a Copenaghen (con mappa)

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Questo post è dedicato ad alcuni dei miei locali e negozi giapponesi preferiti a Copenaghen, ed è stato ispirato dal pranzo a base di ramen fumanti con cui ci siamo rifocillati dopo una camminata nella neve.

I ramen, per ora solo carnivori ma le opzioni vegetariane dovrebbero essere disponibili a breve, li trovate nel nuovissimo locale di Mikkeller: Ramen To Biiru. Qui trovate appunto solo ramen e birra (e soda!), gli ordini sono raccolti da una macchinetta giapponese e i piatti costano intorno alle 100 corone (foto dal sito di Ramen To Biiru).

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Se volete mangiare un sushi gustoso in un locale minuscolo e con una scelta incredibile di sake giapponesi vi consiglio il mio preferito: Selfish, anche questo a Nørrebro come Ramen To Biiru. I posti a sedere sono solo 12! (foto: Selfish FB).

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Se vi piace la cucina stile Izakaya non perdetevi Issa, a Vesterbro. Non si tratta di cibo dietetico ma molto saporito, l’ideale per il freddo clima danese. Ottimi i gyoza di pollo in padella, le tante fritture di ogni genere e soprattutto i prezzi! (foto Issa).

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Infine vi segnalo una boutique specializzata in artigianato giapponese dove potete trovare bellissime ceramiche, stoffe, kimono e molto altro. Si chiama boutique Taeko, non ha un sito internet ma è situata in pieno centro come potete vedere sulla mappa qui sotto.

Per accedere alla mappa interattiva cliccate sull’immagine

E qui trovate le altre mie mini-guide alla scoperta di Copenaghen. ^_^ Domo arigato gozaimasu!

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La foto delle geishe all’inizio del post fa parte della mega raccolta Flickr di Okinawa Soba Rob.

Imparare il danese con un’app

Screen Shot 2015-11-01 at 11.23.48 PMChi lo avrebbe mai detto che esiste un’app per imparare il danese, e fatta pure bene?

Ho scoperto DUOLINGO parlando con un collega tedesco che sta imparando il danese e la usa quotidianamente. Si tratta di un’app progettata per creare schemi di allenamento personalizzato – io punto a 20 minuti al giorno per rinfrescare grammatica e vocaboli. Ci sono diversi esercizi di ascolto, traduzione e scrittura. Che io sappia non esiste una versione italiano-danese, ma se sapete l’inglese dovreste cavarvela benissimo.

Con Duolingo si possono imparare molte altre lingue (incluso irlandese e esperanto), ed è disponibile per iPhone, Android e Windows.

God arbejdslyst! (Buon lavoro)

Faye Togood e Yayoi Kusama: ri-disegnare lo spazio

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Nel sedicesimo secolo il “salone” o “soggiorno” delle case inglesi si chiamava withdrawing room, ovvero la stanza dove i padroni di casa e gli ospiti si ritiravano per avere un poco di privacy (grazie Wikipedia). In seguito il nome venne accorciato e divenne semplicemente drawing room.

Faye_Toogood_LDF_The_Drawing_Room_14La designer inglese Faye Togood ha ricreato in senso reale e letterale una drawing room alla fiera del design di Londra, disegnando ogni singola parete a carboncino e portandoci in una “derelitta casa di campagna inglese”.

Stavo leggendo di Faye su una rivista, un paio di mesi fa, e ho provato a immaginare come ridisegnerei il mio appartamento se avessi a disposizione dei rotoli di carta traslucida grandi come questi. Amo soprattutto il dettaglio della finestra disegnata sopra la finestra reale…e la scala a chiocciola dietro la cassettiera qui a fianco (entrambe le foto dal sito di Faye Togood).

Questi disegni mi hanno fatto anche venire voglia di ricercare quali altri designer o artisti hanno intrapreso progetti del genere, ri-disegnando interni in tutti i sensi.

L’unica che mi viene in mente al momento è la grandissima artista giapponese Yayoi Kusama, che espone al Lousiana Museum vicino a Copenhagen – andremo a vedere la mostra dopodomani.

Non vedo l’ora.

E vedendo le immagini sottostanti capirete perchè! Kusama, nata nel 1929, vive in un istituto per malati mentali in Giappone, ha i capelli rosso fuoco e nella sua lunga vita ha ri-disegnato una serie di spazi (e non solo, anche la copertina della cartina di Londra) prevalentemente con colori forti, pois e altre forme. La sua arte, ha dichiarato, è il metodo più efficace per reagire all’ansia e ai disturbi mentali di cui è affetta.

Scatterò qualche foto delle installazioni di Kusama e le posterò settimana prossima con il diario fotografico di settembre… che è un pochino in ritardo. Intanto se volete leggere di più su Kusama vi consiglio questa intervista.

yayoi-kusama-tube-mapPhotos : Phaidon

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DIY / Cucula – Rifugiati e autoprogettazione

Juli 2014
Juli 2014 / photo by CUCULA

Maiga, Moussa, Ali, Saidou e Malik sono rifugiati provenienti dal Niger e dal Mali. Dopo essere arrivati a Lampedusa nel 2011 hanno deciso di viaggiare fino alla Germania, nella speranza di trovare lavoro. Ora sono coinvolti nel progetto CUCULA a Berlino, dove con l’aiuto di un product designer costruiscono e vendono mobili. Cucula significa “creare insieme” nella lingua Hausa dell’Africa Occidentale. Alcune delle prime sedie costruite da CUCULA portavano tracce della loro storia…come questi pezzi di barche naufragate a Lampedusa (Photo: Cucula)

cucula_05Cucula_21-copyright-Verena-Brüning

CUCULA si serve dei design dell’ italiano Enzo Mari, che nel 1974 ha pubblicato il libro Autoprogettazione (riedito di recente da Corraini). L’intento del volume di Mari era proprio quello di fornire chiunque con dei progetti semplicissimi da riprodurre, in modo da stimolare la gente a costruire mobili. L’idea era creare:

un progetto per la realizzazione di mobili con semplici assemblaggi di tavole grezze e chiodi da parte di chi li utilizzerà. Una tecnica elementare perchè ognuno possa porsi di fronte alla produzione attuale con capacità critica.

Mari ha garantito al team di CUCULA il diritto a usare e sviluppare ulteriormente i suoi design!

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Photos: Cucula Werkstatt

cucula_04Visita il sito di CUCULA > http://www.cucula.org/en/

Cimentatevi con l’autoproduzione seguendo i disegni di Mari > http://www.matthewlangley.com/blog/Enzo-Mari-Autoprogettazione2.pdf

Cyborg Anthropology – il dizionario illustrato

Cosa succede quando un’antropologa decide di illustrare brevemente una manciata di concetti legati al suo studio con l’aiuto di un’illustratrice? Il risultato di questa combinazione inusuale lo vedete qui sopra. Cyborg Anthropology è un piccolo dizionario di un campo di ricerca piuttosto nuovo, ad uso e consumo di chiunque sia interessato al rapporto (simbiotico?) tra umani e tecnologia digitale.

Gli antropologi contemporanei si occupano sempre più di ambiti tecnologici disparati – dalla biotecnologia all’intelligenza artificiale, producendo montagne di paper accademici e libri scientifici. Questo libretto ha un approccio un po’ diverso. L’autrice è una giovane antropologa americana che si ispira al lavoro di Donna Haraway e al suo Cyborg Manifesto (1985). Amber Case cerca qui di catalogare le interazioni e esperienze dei moderni cyborg, e con brevissimi articoli spiega in termini semplici come la nostra cultura, identità, memoria e umanità stanno cambiando in relazione a nuovi metodi e strumenti di comunicazione.

Alcuni degli articoletti parlano di concetti di antropologia e sociologia classica, come lanomia – ma il libro si concentra prevalentemente su nozioni che sono state introdotte di recente (comunicazione asincrona, celebrità digitale, digital backyard etc).

Se siete curiosi potete anche dare un’occhiata al sito omonimo creato dall’autrice, dove trovate ancora più contenuti e dove potete naturalmente contribuire con qualcosa di vostro, in puro stile wiki:

This site is a collection of journals, conferences, papers, books, and curriculum that can be used by anyone. This site is also a Wiki, meaning that everything is in flux. In the same way that the Internet grows and changes, the field of Cyborg Anthropology must be a flexible field capable of absorbing, classifying and understanding new phenomena, cultural change, and the digital world.

http://cyborganthropology.com

DIY: cianotipo rapido aka le stampe solari

Il cianotipo è uno dei tipi di stampa fotografica più antichi, e produce immagini dal caratteristico colore blu.

In molti musei e librerie sono ormai reperibili dei mini kit per realizzare stampe simili…senza doversi procurare i vari ingredienti necessari. Sono le cosidette ‘stampe solari’, e la mia marca preferita è la Natur Print Paper. Ho utilizzato la loro carta fotosensibile per realizzare la piccola stampa che vedete qui sopra.

Difficoltà: estremamente semplice, direi che è un progetto ideale da realizzare anche da bambini dai 3 anni in su (con l’aiuto di un adulto o di un bambino più grande).

Cosa serve: 1) carta fotosensibile, 2) foglie secche (nel mio caso alcune felci del mio bouquet di nozze) o qualunque cosa vogliate stampare…potete usare dai negativi bianco/nero a qualunque oggetto di cui vi piaccia la sagoma, 3) pellicola trasparente, 4) una bacinella di acqua e 5) il sole. Con questa tecnica potete realizzare veri e propri collage sovrapponendo oggetti di forme e consistenze diverse. Istruzioni dopo la foto sottostante!

Come funziona:

  1. Disporre un foglio di carta fotosensibile su una superficie piana, possibilmente fissandolo con degli spilli ad un supporto.
  2. Sovrapporre le foglie o gli oggetti prescelti. Se usate foglie o oggetti leggeri disponete un foglio di pellicola trasparente in modo da fissarli in caso di vento…
  3. Esponete il tutto al sole per circa 2 minuti fino a che la carta diventa blu pallido. Non sovraesporre! La stampa si svilupperà successivamente in acqua.
  4. Rimuovete gli oggetti dalla carta, proteggete la stampa dal sole diretto e immergetela per un minuto in una bacinella piatta piena di acqua (possibilmente in un luogo coperto dalla luce).
  5. Fate asciugare su una superficie piatta.
  6. Appiattite la stampa asciutta sotto una pila di libri!