Studio Arhoj: da Tokyo a Copenaghen


Foto: Chasing Hygge / V. Borsotti

Quando oltrepassate la soglia dello studio di ceramica Arhoj, nel quartiere di Islands Brygge, siete subito immersi in un universo di colori. Oltre a ceramiche ‘funzionali’, come piatti, ciotole e tazze, troverete strani oggetti che ricordano vagamente i mostri e gli spiritelli di Miyazaki. In altre parole sarà molto difficile uscire dalla medesima soglia senza aver acquistato qualcosa – una piccola tazzina da caffè espresso color acquamarina o un piccolo fantasma di ceramica della collezione Ghost e Lava, per esempio.

Foto: Chasing Hygge / V. Borsotti

Il negozio è anche laboratorio. Mentre vi aggirate tra tazze, vasi, vasetti, bicchieri e tote bags potete spiare il lavoro degli artigiani che danno i tocchi finali alle ceramiche. Lo studio, inizialmente aperto a Tokyo una decina di anni fa dal danese Anders Arhoj e ora in pianta stabile qui a Copenhagen, vale decisamente una visita.

Se vivete lontani dalla Danimarca potete trovare le ceramiche di Arhoj sul loro shop online cliccando qui. Qui sotto una piccola selezione di quelle che ho acquistato finora – grazie a una graditissima gift card ricevuta a Natale…le immagini del collage sottostante sono tratte dal catalogo online del negozio.

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I preferiti del mese danese

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Foto: Chasing Hygge / V.Borsotti

  1. Il posto numero uno nella classifica dei preferiti del mese danese se lo aggiudica un minuscolo bar del mio quartiere, il bar Depanneur di Nørrebro, che vedete nella foto sopra. Oltre a servire birre artigianali provenienti da vari paesi quali Islanda, Serbia e Estonia, un ottimo caffè a prezzo abbordabile e bevande analcoliche danesi all’aroma di fiori e bacche, questo baretto è pure un emporio hipster ove potrete acquistare beni quali una macchina da scrivere vintage (1000 corone), zines, riviste d’arte e dentifrici alla lavanda.

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Foto Chasing Hygge / V.Borsotti

2. Al numero due il bellissimo libro autobiografico della chitarrista, attrice nonchè autrice della serie TV Portlandia, l’americana Carrie Brownstein. Il libro, che ho letto in inglese, si chiama Hunger Makes Me a Modern Girl. Anche se non avete idea di chi siano le Sleater Kinney (il gruppo musicale da lei fondato quando era giovanissima) vi consiglio di leggerlo per la qualità della scrittura di Brownstein e l’analisi profonda della sua vita da musicista e delle sue relazioni famigliari e amorose.

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Foto from Johns Hotdog Deli Facebook page (link below)

3. Al tre metto sicuramente una scoperta recente qui a Copenaghen: John’s Hotdog Deli a Kødbyen! La via è Flæsketorvet 39. Vengono serviti solo hotdog gourmet e burger con patate fritte (e ha un’ottima scelta di birre, incluso la Mikkeller), ma i topping e gli ingredienti sono sorprendenti. Potete arricchire il vostro hotdog o burger con relish di cipolla con jalapenos, remoulade ai finferli, cipolla fritta e molto altro…La musica rock anni ’90 in sottofondo è piacevole, i tavoloni di legno permettono di sedersi comodamente a chiaccherare e le salse piccanti fatte a mano sono eccezionali. Non ha opzioni veggie.

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Foto dal profilo instagram di Yokotikutiku

4. Infine vorrei menzionare l’hashtag #haandarbejdetsfremme che si riferisce a una marca danese di modelli per il ricamo. Su Instagram l’hashtag è collegato a centinaia di foto – molte delle quali postate da crafters giapponesi! La mia preferita è Yokotikutiku. Le fan del ricamo a punto croce, dei motivi scandinavi e del Giappone non saranno deluse dal suo account. What a wombo of a combo, come dice una mia amica americana ^_^

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Articoli accademici in formato fumetto: Ebony Flowers

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(Art: Ebony Flowers)

I fumetti di Ebony Flowers, artista e ricercatrice americana, sono un po’ diversi dalla maggior parte di quelli che avete visto fino ad ora.

“Se riesci a disegnare l’alfabeto riesci a disegnare fumetti!” recita il poster del suo nuovo corso di fumetti alla University of Wisconsin Madison, dove Ebony si occupa di disegno come metodo di esplorazione accademica e non. Ebony lavora a stretto contatto con la grande fumettista Lynda Barry, di cui ho scritto in passato su questo blog, e ha scritto una dissertazione a fumetti sul tema dell’educazione e la creatività intergenerazionale.

La capacità di disegnare bene passa in secondo piano rispetto al processo di scoperta creativa reso possibile attraverso la creazione di immagini e storyboard. Il fumetto diventa strumento per formulare connessioni e presentare concetti o dati empirici. La nostra capacità di produrre i segni dell’alfabeto è il punto di partenza comune per creare altre forme ma soprattutto costruire storie. Potete dare un’ occhiata al Tumblr di Ebony qui.

Letture: tre viaggi lenti lungo il fiume

 

storie-di-fiumiChi non ha mai sognato di partire per qualche settimana e di esplorare l’Italia a piedi, in barca o in bicicletta, seguendo il percorso di uno dei nostri fiumi? Ecco tre libri eccellenti per farsi trasportare virtualmente dalla corrente del Po e dell’Arno, e forse anche per ispirare un viaggio futuro. Questi tre libri vi accompagneranno in viaggi lenti alla scoperta del territorio e delle politiche locali.

  1. Il primo e’ Vento, la rivoluzione leggera a colpi di pedale e paesaggio, non un romanzo ma la descrizione appassionante di un progetto a cura del Politecnico di Milano, la dorsale cicloturistica VENTO che collega VENezia a TOrino lungo il Po (630 km). Le pagine di questo libro delizioso edito da Corraini sono illustrate da Valerio Vidali e corredate di infografiche e fotografie. Tra le pagine di Vento troverete paragoni con diversi progetti di cicloturismo in Europa, e potrete anche leggere di EUROVELO, la grande proposta europea di ciclovie che prevede sui 70.000 km di piste in tutta Europa. Per rimanere aggiornati sul progetto VENTO vi rimando al loro sito.
  2. Maldifiume. Acqua, passi e gente d’Arno, il resoconto di un viaggio lento lungo l’Arno a cura di Simona Baldanzi, è appena stato pubblicato da Ediciclo. Sono arrivata a pagina 162 ma già devo consigliarlo su questo blog! Simona racconta il territorio lungo il fiume dando visibilità a racconti e ritratti che spesso non trovano posto sulle pagine dei giornali e sui social. Il libro racconta la natura, i centri di accoglienza, i circoli culturali e le tasche di resistenza alla società consumistica incontrati dall’autrice lungo l’Arno. I capitoletti che compongono il volume sono brevi (forse anche troppo, a tratti) e rendono la lettura scorrevole. La lettura di Maldifiume mi ha fatto venire voglia di scoprire gli altri libri della brava autrice toscana.
  3. Infine, per tornare al Po, vi consiglio il bellissimo Morimondo, scritto dal giornalista e scrittore Paolo Rumiz e edito da Feltrinelli nel 2013. L’autore decide di percorrere il Po dal Piemonte al Veneto, servendosi di una varietà di mezzi di trasporto su ruote e imbarcazioni di ogni dimensione, e tentando di capire perchè mai in Italia i fiumi non sono considerati una risorsa da proteggere. Leggiamo di un Po devastato da inquinamento, speci invasive, dighe e canali, e perlopiù ignorato dai locali. Io stessa non sono mai stata al Po, nonostante sia cresciuta in Lombardia…L’autore intreccia descrizioni vivide, dialoghi con i compagni di viaggio e con coloro che incontra lungo la traversata.

P.S. Per coloro che sono interessate a creare ‘clipping mask’ come quelle nella grafica qui sopra…date un’occhio al semplicissimo tutorial di Angie Makes e il potere di Photoshop sarà con voi! Link qui.

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Guida allo shopping etico

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Photo by The Good Trade

Anche in Danimarca, come in molti paesi d’Europa e un po’ ovunque online, negozi di ogni genere hanno approfittato del famigerato black Friday per aumentare il volume delle vendite. Per i consumatori che vogliono comprare prodotti etici e ecosostenibili approfittando degli sconti online del weekend consiglio questo sito americano che ho appena scoperto. Si chiama The Good Trade e pubblica recensioni e articoli su marchi ecosostenibili, fair trade e biologici – dagli abiti a orologi, trucchi, elementi d’arredo, viaggi e cibo.

Il blog di The Good Trade presenta ottimi consigli per coloro che intendono consumare in modo più consapevole (eccovi qui una delle loro liste di film e di libri e una lista di regali per donne e ragazze). Molto interessanti anche le interviste a imprenditori e operatori del settore. Enjoy!

Deodorante naturale fatto in casa all’olio di cocco

Da quasi sei mesi uso solo deodorante senza alluminio e senza alcohol, e mi trovo molto bene. Ho iniziato quasi per curiosità dopo aver comprato un contenitore di deodorante all’olio di cocco ad un mercatino – grazie Band Loch! – e ora che la confezione è finita ho pensato di ricreare la stessa ricetta.

Il procedimento è davvero semplicissimo e molto veloce. Ho utilizzato questi ingredienti, tutti biologici:

  • 3 cucchiai di olio di cocco
  • 2 cucchiai di burro di karitè
  • 2 cucchiai di bicarbonato
  • 2 cucchiai di amido di mais – la ricetta originale utilizzava l’amido di riso ma in casa avevo solo quello di mais.
  • 4 gocce di olio essenziale di lavanda + 2 gocce di OE di lemongrass (potete usare gli oli che preferite, i due che ho scelto hanno proprietà antisettiche che si prestano bene ad un deodorante)

Per contenitore ho usato 1 barattolino di miele vuoto da 100 gr e ben lavato. Cerco di evitare di comprare cibi confezionati in plastica e prediligo il vetro anche perchè lo riutilizzo spesso!

E questi sono gli step necessari:

Mescolate olio di cocco, bicarbonato e amido di mais con una forchetta in una scodellina fino a che il composto risulta omogeneo. Sciogliete il burro di karitè a bagnomaria e quando è liquido aggiungetelo al resto del composto. Mischiate bene e aggiungete gli oli essenziali. Versate nel vostro contenitore, chiudete e lasciate raffreddare (potete anche metterlo in frigo per velocizzare il processo).

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Il risultato è cremoso e con un profumo fresco. Va applicato sulla pelle pulita e massaggiato fino ad assorbimento. Se preferite una consistenza più solida potete tenerlo in frigorifero, oppure mettere meno olio di cocco e aggiungere un poco di cera d’api.

P.S. Con alcuni degli stessi ingredienti produco regolarmente il burrocacao per le labbra, trovate qui la ricetta!

P.S.2 Ho iniziato a interessarmi ai deodoranti naturali molti anni fa, dopo averne ordinato uno dal negozio Etsy di Olive and Oud, ora purtroppo non più in funzione. Ma ogni tanto mi rileggo i suoi vecchi post su erbe e prodotti naturali ancora disponibili sul blog Olive and Oud.

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I parchi nazionali nel west degli Stati Uniti: diario fotografico

Alcune immagini della nostra avventura estiva: a luglio siamo volati a Rapid City, in South Dakota, e abbiamo affittato una macchina per guidare fino a San Francisco, fermandoci in alcuni parchi nazionali – oltre che una settimana intera in un ranch in Wyoming.

Sopra: 1 & 2) Il parco nazionale delle Badlands in South Dakota; 3) Il parco dei dinosauri a Rapid City, South Dakota; 4) I negozi stile western di Hulett, Wyoming (Crook County).

Sopra: 1) The Big Horn mountain range, Wyoming; 2) Intrattenimenti quotidiani al ranch in Crook County, Wyoming: sparare alle lattine di pepsi e a barattoli arrugginiti; 3) Vista dalla veranda del ranch. Chilometri di colline e pini; 4) Il meraviglioso parco dello Yellowstone in Wyoming, uno dei posti più incantevoli che abbia mai esplorato. Al momento sono in atto diversi incendi a sud del parco, cosa abbastanza normale e collegata all’ecosistema e alla riproduzione di un particolare tipo di pino (le cui pigne si aprono solo durante gli incendi!).

Sotto: 1) Arcobaleno allo Yellowstone; 2) I monti del Grand Teton National Park, Wyoming (a sud dello Yellowstone); 3) Andreas nel deserto di sale tra Utah e Nevada; 4) Uno dei molti casino di Elko, Nevada.

La nostra avventura americana coincide con il centenario dei parchi nazionali degli States, happy birthday National Park Service!

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La pasta madre: esperimenti di autoproduzione e il pane danese

mason-jar– L’impasto in fase ‘dormiente’ –

Vi presentiamo Bub, il nostro primo esperimento di pasta madre. E’ un impasto di farina e acqua che, dopo qualche tempo in un contenitore socchiuso (oppure coperto da un panno) viene contaminato dai microrganismi presenti nell’aria e nelle materie prime, generando una coltura di batteri lattici che producono fermentazione.

Dopo un giorno o due la massa di Bub si è alzata e l’impasto ha iniziato a produrre delle bolle. A questo punto l’abbiamo rinfrescato con un miscuglio di acqua e farina in pari quantità. Aprendo il barattolo abbiamo sentito un penetrante odore di aceto misto a calzini sporchi… il celestiale profumo prodotto dalla fermentazione.

Bub al momento si trova in frigo, dove ‘dorme’. Prima di utilizzarlo lo rinfrescheremo ulteriormente e lo lasceremo sul ripiano della cucina, a barattolo socchiuso, per una giornata. Vi faro’ sapere se l’esperimento andrà buon fine quando finalmente cucineremo la nostra prima pizza sourdough. E se avete ricette di pasta madre da condividere fatelo nei commenti!

oelandshvede/ photo: Meyers /

In rete si trova anche la ricetta del famoso pane sourdough di Meyers, proprietario e cofondatore del ristorante NOMA – nonchè uno dei creatori del concetto di New Nordic Cuisine. La sua formulazione include la farina di segale, e si trova qui in danese (facilmente traducibile con Google Translate).

Se siete in visita a Copenhagen e volete portarvi a casa un barattolo di pasta madre Meyers lo trovate nel suo panificio di Nørrebro (mappa qui).

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Esplorando Helsingør

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Helsingør – anche chiamata Elsinore in inglese – è una cittadina a circa 45 minuti di treno a nord di Copenhagen, e di recente si sta conquistando un certo nome in campo culturale. Noi ci abbiamo passato una giornata qualche tempo fa, con la scusa di visitare il nuovo M/S Maritime Museum of Danmark. I fan degli archi-star avranno sentito parlare dell’edificio, progettato dal multi premiato studio danese BIG – Bjarke Ingels Group.

Il museo si trova vicino al famoso castello di Amleto, sulla costa. Da lontano non vedrete nulla, dato che l’edificio si trova…sottoterra. Il museo ha mostre interattive di ogni genere, le esperienze offerte vanno dalla caccia al tesoro a occhiali-realtà virtuale per sperimentare tempeste (i sacchetti antivomito si trovano a fianco dell’espositore, just in case), allo stand dove potete improvvisarvi tatuatori/tatuandi. I bambini erano al settimo cielo.

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/Photo: Iwan Baan/

Il Maritime Museum ci e’ piaciuto molto anche se avremmo voluto un po’ piu’ di sostanza nel contenuto delle mostre, ma lo consigliamo agli amanti del mare e dei musei interattivi. Il gift shop è una sorta di boutique con una selezione geniale di prodotti, dalla cosmetica ai libri alla moda…avrei comprato tutto.

Nonostante Kronborg, il famoso castello di Amleto, sia l’attrazione principale di Helsingør non ci siamo mai andati. Stiamo aspettando di visitarlo in occasione di qualche spettacolo teatrale, come le rassegne shakespeariane che hanno luogo ogni estate. Non abbiamo però potuto resistere alla foto con il teschio d’oro strategicamente piazzato vicino al castello…(notare il clima polare a giugno! argh).

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Vicino al castello e al museo abbiamo trovato un locale hispter dedicato ai cultori del caffè e del the, Strandvejsristeriet – eccezionale. Questo esercizio dal decor ultra-danese (lampade vintage, pelli di animale e candele)  funge da caffetteria e da negozio, ci siamo riposati e riscaldati con un caffè preparato con aeropress mentre fuori pioveva.

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/Photo from Strandvejristeriet’s homepage/

Il centro di Helsingør è facilemente percorribile a piedi, alla scoperta di edifici storici e qualche negozietto dell’usato, e naturalmente svariati bar. I negozi nel weekend chiudono molto prima che a Copenhagen, siamo in provincia…

Per pranzare/cenare/brunch consigliamo un ristorantino eccezionale che ha aperto da poco, e con prezzi ottimi considerando che siamo in Danimarca, la qualità degli ingredienti è molto buona e la presentazione curatissima: Bistro La Mer, specializzato in piatti di pesce. Io ho ordinato una Stjerneskud, il tipico piatto danese (da provare!) che consiste in una composizione di filetti di sogliola, gamberi e uova di pesce con asparagi.

Un’ultimo consiglio – se vi interessa l’architettura e volete dare un’occhiata a eventi culturali non perdete The Culture Yard, anche questo situato vicino al castello. E’ un centro culturale multifunzione che include sale concerti, cinema, mostre, biblioteca e un ristorante/bar. Questo il sito con l’elenco delle attivita’ in programma, purtroppo solo in Danese: http://kuto.dk

Buon weekend!